Il Blog di Paolo Della Bianca

Standing on Higher Ground

I see the world and I’m looking from a high place
Way above it all, standing on higher ground
I breathe the air while they’re running in a rat race
Way above it all, standing on higher ground
(“Standing on Higher Ground”, Alan Parsons Project)

Sono appena tornato da una settimana di vacanza nelle Dolomiti Bellunesi e, come previsto, sono state giornate molto ritempranti sia dal punto di vista fisico che da quello mentale.

Superato lo shock del ritorno nel clima infernale di Milano, ho dunque deciso di scrivere qualche considerazione al riguardo.

Innanzitutto, per me “vacanza” significa rigorosamente montagna. Non sono mai stato un tipo da mare: non amo il caldo (diciamo pure che lo soffro e quindi lo odio in maniera estrema), sto male nella folla, patisco l’inattività. Non posso concepire di passare la giornata a fare la lucertola e non me ne potrebbe fregare di meno di abbronzarmi. A me piace stare al fresco, camminare in luoghi meno contaminati possibili, portarmi in alto (“standing on higher ground”, appunto).

Sia chiaro che non biasimo coloro i quali, invece, amano il mare – e sono di certo la maggioranza. L’importante è che ognuno passi le vacanze come preferisce. I problemi nascono quando certii villeggianti vanno in posti di montagna convinti di trovarsi a Rimini, magari con tanto di anguria al seguito (visto con i miei occhi) ma questa è un’altra storia.

Quando sono in alto, percepisco il contatto con la natura, incontro poche persone e comunque appassionate come me, ammiro gli animali selvatici, mi sento bene, addirittura energizzato.

Da parecchi anni prediligo i luoghi che furono scenario della cosiddetta Guerra Bianca, cioè in cui si combatterono le battaglie della Prima Guerra Mondiale in montagna. Luoghi incantevoli che ancora oggi presentano numerose tracce quali trincee, postazioni, gallerie e dove è possibile dopo quasi un secolo trovare reperti come palle di shrapnel, bossoli, scatolette, persino pezzi di uniformi e scarpe. Il pensiero va allora doverosamente a coloro i quali questi posti li vissero in condizioni di estrema sofferenza e disagio, a temperature inadatte alla vita umana, sottonutriti e scarsamente coperti, rischiando e spesso perdendo la vita nel nome di una Patria (indipendentemente dalla fazione) che non esitava a mandarli letteralmente al macello tramite gli ordini di comandanti inetti, ambiziosi e ovviamente fisicamente lontani da quelle situazioni.

Ma anche questa è un’altra storia, che purtroppo pochi conoscono.

Postazioni austriache della I Guerra Mondiale sulla Selletta del Sasso di Stria. A sinistra, le Cinque Torri

Postazioni austriache della I Guerra Mondiale sulla Selletta del Sasso di Stria

Il Laghetto Valparola con il Sasso di Stria

Il Laghetto Valparola con il Sasso di Stria

[N.B.: questo articolo fu originariamente pubblicato nel 2010 in un altro blog, destinato alla chiusura tra breve tempo. Ho quindi deciso di ripubblicarlo qui così come farò prossimamente con altri articoli che giudico per me particolarmente significativi.]

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Patrick Macnee (1922-2015)

E’ purtroppo mancato il giorno 25 giugno, peraltro alla veneranda età di 93 anni, l’attore inglese Patrick Macnee.

The Avengers

The Avengers: John Steed (Patrick Macnee) ed Emma Peel (Diana Rigg)

Questo nome dirà poco a chi abbia oggi meno di, diciamo, una cinquantina d’anni: la sua fama è in effetti legata soprattutto all’interpretazione dell’agente speciale John Steed nella serie televisiva “The Avengers” (in Italia “Agente Speciale“), 161 episodi trasmessi originariamente tra il 1961 e il 1969 con una reprise del personaggio nella serie “The New Avengers” del 1976-77.

Vera e proprio serie-culto, sfortunatamente dimenticata dalla televisione negli ultimi anni nonostante la proliferazione di canali “contenitore” legata all’avvento del digitale terrestre, è ben scolpita nella mente di chi come il sottoscritto fruiva ai tempi (primi anni ’70) di una manciata di emittenti: due canali Rai, Svizzera e Capodistria. Per parlarci chiaro, la scelta era limitata ma le serie televisive italiane e straniere di quegli anni erano qualitativamente eccellenti: basi pensare, tra le produzioni britanniche, a “UFO“, “Il Prigioniero”, “Thundebirds” (in marionation), “The Man from U.N.C.L.E.” …

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Servizio militare: anno perso o scuola di vita?

Rammento ancora oggi quel 7 gennaio 1991 in cui mio cugino mi chiamò dopo essere stato al distretto militare di Milano e mi avvisò che il mio nominativo figurava tra quelli in partenza per il servizio militare il successivo 4 febbraio.

Caserma Rossi, Merano -11/02/91

Battaglione Edolo. Caserma Rossi, Merano (BZ), 11/02/91. Con il mio Garand cal. 7,62 Nato dopo la prima settimana di addestramento.

Pensavo di avere ancora diritto ad un anno di rinvio per via degli studi o, forse, non volevo pensarci troppo: fatto sta che andai subito a mia volta al distretto, constatai di persona che il nome era proprio il mio e che ero destinato a svolgere il CAR (Centro Addestramento Reclute) in quel di Merano, Alto Adige. Alpini: eppure la mia memoria dei “tre giorni”, la famosa o famigerata visita di arruolamento per la quale si veniva convocati intorno ai 18 anni di età, mi diceva che il medico che aveva stilato il giudizio conclusivo aveva sconsigliato l’incorporamento nelle truppe di montagna. Ai tempi ero in effetti piuttosto magrolino e l’OK finale era stato dato escludendo dunque reparti fisicamente troppo impegnativi.

I miei preparativi consistettero nel superare un esame all’università per il quale ero praticamente pronto e nel farmi crescere la barba: non per somigliare ad un vero alpino bensì per evitarmi il supplizio di sbarbarmi tutti i giorni una volta in caserma.

Qualche tempo dopo arrivò la cartolina di arruolamento ed infine il 4 febbraio 1991, giorno in cui partii per Merano – per la precisione, Maia Alta – per cominciare i miei 12 mesi di naja con 5 settimane di addestramento piuttosto toste sia dal punto di vista della vita di caserma, sia da quello climatico dal momento che freddo e neve avrebbero caratterizzato numerose di quelle giornate passate quasi sempre all’aperto svolgendo le attività addestrative.

Alla fine del CAR fui assegnato al Reparto Comando del IV Corpo d’Armata Alpino a Bolzano, destinazione ambita per via della vita molto morbida e degli incarichi prevalentemente di tipo scritturale (impiegatizio, per capirsi) dato che questo reparto forniva il personale all’Alto Comando del IV Corpo d’Armata stesso. Dopo qualche giorno di sballottamento mi fu dato l’incarico 260C cioè Addetto alla Contabilità in Fureria Centrale. Mi ritrovai così in un ruolo molto “potente” nell’ambito della gerarchia non ufficiale del reparto: Reparto Comando – Plotone Comando – Squadra Comando – Ufficio Comando e, soprattutto, nell’ufficio di fureria al quale facevano capo le furerie di compagnia. Nel contempo alcuni miei “frà”, cioè commilitoni dello stesso scaglione (1/91) erano stati collocati in altri uffici strategici: Area Riservata, Sezione Maggiorità, Ufficio Posta e … Ufficio Spaccio! Eravamo ben sistemati, diciamolo chiaro.

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Chi sono

Paolo Della Bianca

Sono nato a Milano nel 1965, vivo a Vigevano (PV), sono web designer freelance e ho creato questo blog per scrivere ... di tutto un po'.

Eviterò solo la politica perché, data la situazione, è impossibile discuterne senza scadere nella polemica e magari nell'insulto ...

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