Il dono di Dioniso. Il vino nella letteratura e nel mito in Grecia e a Roma

Il dono di Dioniso. Il vino nella letteratura e nel mito in Grecia e a Roma

Copertina flessibile: 211 pagine
Editore: Carocci (16 aprile 2015)
Collana: Quality paperbacks
ISBN-10: 8843076604
ISBN-13: 978-8843076604

Acquistabile in libreria o su amazon.it: http://www.amazon.it/dono-Dioniso-nella-letteratura-Grecia/dp/8843076604/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1429181467&sr=1-1&keywords=IL+DONO+DI+DIONISO

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Intervista a Paolo Foppa Vicenzini

Paolo Foppa Vicenzini: "La misteriosa morte di Whitney Houston e gli Illuminati"

La misteriosa morte di Whitney Houston e gli Illuminati – di Paolo Foppa Vicenzini

Abbiamo già parlato del libro “La misteriosa morte di Whitney Houston e gli Illuminati” scritto da Paolo Foppa Vicenzini in un precedente articolo di questo blog.

Dato l’interesse dell’argomento per chi scrive, ho deciso di intervistare il suo autore al fine di approfondire l’argomento in sé e nel contesto del mondo che sta subendo rapidi eppur radicali cambiamenti facendo sì che, in molti, accolgano l’idea che quanto accade sia deciso a monte e messo in pratica da gruppi di potere occulto che pilotano la politica e l’economia mondiali.

La tematica ha acquisito interesse generale grazie all’opera di parecchi divulgatori, tra i quali va menzionato l’inglese David Icke, e in Italia tramite trasmissioni televisive come Mistero e Stargate / Voyager pur con parecchie semplificazioni e banalizzazioni (e qualche spettacolarizzazione), infliggendo pesanti colpi al muro del dileggio istituzionale e scientista eretto a difesa delle rassicuranti teorie tradizionali volte a farci credere che quanto accade sia determinato dai normali cicli economici e da sommovimenti sociali spontanei.

Paolo Foppa Vicenzini ha deciso di occuparsi del mondo musicale con specifico riferimento alla vita, e soprattutto alla morte, della cantante statunitense Whitney Houston, uno dei putroppo numerosi artisti che nonostante fama ed apprezzamento mondiali hanno terminato la loro breve vita nella spirale perversa della droga e dell’alcool, forse incapaci di reggere una vita troppo stressante, forse indotti a ciò per ragioni che il buon senso di ciascuno di noi pretenderebbe di negare spontaneamente e recisamente – con crescenti difficoltà, qualora ci si prenda la briga di esaminare e valutare determinate circostanze.

Ad ogni lettore spetta di scegliere se continuare a credere che non sia “vero niente”, che non esistano élite che controllano (anche) il mondo dello spettacolo per i loro fini anche perversi, che tutto quanto accade può trovare una giustificazione ordinaria nelle dinamiche individuali, sociali ed economiche: nell’opinione di chi scrive, ciò è semplicemente impossibile a meno di volere fare come il metaforico struzzo che nasconde la testa nella sabbia – a rischio di brutte, bruttissime sorprese quando si decidesse a tirarla fuori e guardare intorno a sé con occhi aperti.

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Il mistero della bare in miniatura di Arthur’s Seat

1836: un gruppo di ragazzini intenti a giocare su Arthur’s Seat, il punto di più alto delle colline di Edimburgo che fanno parte di Holyrood Park, trova nascoste dietro a dei massi 17 bare in miniatura contenenti altrettante figurine umane intagliate nel legno e vestite con abiti realizzati accuratamente.

Le bare, ciascuna delle quali misura una decina di centimetri in lunghezza, sono disposte in due file da 8 più una singola bara nella fila superiore e sembrano essere state posizionate in tempi diversi, forse lungo alcuni anni.

Il ritrovamente provoca un certo scalpore già ai tempi: alcuni giornali ipotizzano si tratti di oggetti usati in un rituale magico, presumibilmente di stregoneria, mentre altri spiegano che siano dei semplici giocattoli – piuttosto macabri invero – costruiti per fare giocare dei bambini e da questi ultimi nascosti e dimenticati sulla collina.

In epoca recente, è stata proposta una spiegazione più verosimile e cioè che questi oggetti siano in qualche modo correlati ai delitti della famigerata coppia William Burke e William Hare, che agirono a Edimburgo intorno al 1830. I due procacciavano cadaveri per un famoso medico anatomista del tempo, il Dott. Robert Knox, ma dopo un primo periodo in cui la fonte di corpi fu quella di disseppellire persone morte da poco, essi decisero di procurarseli in modo più rapido uccidendo personalmente alcuni dei disperati che popolavano i bassifondi della città.

Ciascuna delle figure nelle piccole bare rappresenterebbe quindi una delle vittime dei due assassini, “sepolta” in effige per garantirgli il riposo eterno dopo una morte così barbara da qualcuno turbato dagli eventi e preoccupato per la sorte dell’anima delle vittime stesse.

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Chi sono

Paolo Della Bianca

Sono nato a Milano nel 1965, vivo a Milano, sono web designer freelance e ho creato questo blog per scrivere ... di tutto un po'.

Eviterò solo la politica perché, data la situazione, è impossibile discuterne senza scadere nella polemica e magari nell'insulto ...

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