Il Blog di Paolo Della Bianca

Ale Garofalo: The Giant Trees

[NdA: questo articolo era stato pubblicato in un altro blog a maggio 2011. Dato che Ale Garofalo sta lavorando ad un nuovo album, la cui data di uscita non è ancora stata annunciata, lo ripropongo volentieri qui]

Ale Garofalo: The Giant Trees

In un precedente articolo di questo blog, avevo già annunciato il CD The Giant Trees di Ale Garofalo, mio amico e valente compositore e musicista che vive negli Stati Uniti.

Essendo nel frattempo uscito il disco, sono in grado di presentare una mia personale recensione brano per brano, redatta durante l’ascolto e dunque fortemente influenzata dalle emozioni dell’ascolto stesso.
Così come è giusto che sia, quando parliamo di musica di un certo tipo.

1. The Giant Trees

Brano strumentale, carico di atmosfera. L’inizio lento rappresenta in maniera straordinariamente efficace l’ingresso nella “foresta dei giganti”, cioè il Sequoia National Park che ha costituito la fonte di ispirazione di Ale per questo disco: un ingresso rispettoso, carico di soggezione di fronte alla maestosità degli alberi, testimoni degli eventi storici lungo i secoli e metafora per rappresentare i grandi personaggi della storia.
La soggezione iniziale esplode poi in ammirazione espressa, tramite l’assolo di chitarra di Michael Dowdle.
Eccellente inizio per un concept album di spessore.

2. These Are My Days

Brano cantato da Ale – che suona anche tutti gli strumenti, come nella maggior parte delle tracce del disco.
Questa canzone è un inno ai tempi passati ed ai suoi protagonisti, riletti in una chiave idealizzata:

“Sometimes I feel so sad ’cause of the evil I see imbued in the world, and the I just desire:
To have had my own days, in times of my forefathers.
Back then more men were firm, steadfast and unmoving,
Slower in allowing to be dragged into evil (…)

L’abbinamento voce + piano, unitamente al testo, impregna il brano di malinconia ma non manca il finale di ottimismo:

Today is the time to strive and to seize the day.
You must look beyond. There is no need to cry ’cause today you can shine”

Molto bella la voce di Ale in questo pezzo che considero una delle “gemme” dell’album.

3. When The Time Comes – part I

Lungo brano strumentale che ricorda, soprattutto nella parte iniziale, certe composizioni firmate Alan Parsons Project nei primi anni ‘80: non a caso, perché il Project rappresenta uno degli artisti di riferimento dichiarati da Ale stesso nel suo sito.
Ale ci spiega nel libretto allegato al CD (molto curato dal punto di vista grafico: complimenti anche per questo) che è un brano ispirato dal succedersi nel corso della vita di momenti buoni e fasi di difficoltà, che debbono essere accettati in quanto parte della normale esistenza di ognuno.
Alle tastiere, molto ricercate ma mai pesanti né “affettate”, si accompagnano le chitarre del già citato e bravo Michael Dowdle dando vita ad un insieme armonioso ed impeccabile.

4. Would You Come Into My Life?

La bella voce di Jennifer Jonutz Smith caratterizza questa canzone, piuttosto breve (poco meno di 2 minuti e mezzo) ma molto ben confezionata al punto che, se esistessero ancora i singoli, si presterebbe alla perfezione allo scopo.
Il testo parla della distanza fisica tra due persone molto legate tra loro, una delle quali vive la situazione come causa di disperazione.
Al tema del brano fanno però da contrappunto la voce molto gradevole della citata vocalist e la musica, piuttosto leggera ed orecchiabile (ma non banale).

5. Happy Encounter

Altro brano strumentale d’atmosfera, carico di emozioni ed in particolare di una felicità (espressa nel titolo) comunque ammantata di malinconia.
Una malinconia che non è tristezza, né un sentimento comunque negativo a priori: quella malinconia che spesso pervade le persone profonde, incapaci per via della loro sensibilità ed attenzione a tutto ciò che le circonda di vivere in modo superficiale e di provare facili entusiasmi.
Alle tastiere di Ale si accompagna la chitarra acustica di Michael Dowdle.

6. Ricorda … Piccolo Mio

Il testo di questa canzone è stato scritto in italiano da Ale, quale tributo alle origini italiane della sua famiglia, per la precisione: Lioni in Campania.
Ed è proprio Ale a cantare, con ottima pronuncia (decisamente migliore di quella ostentata da numerosi cantanti italiani a tutti gli effetti, ma questo sarebbe un discorso lungo) e con voce che a tratti ricorda quella di Eric Woolfson del già citato Alan Parsons Project.
La canzone è un omaggio all’innocenza dei bambini, con molto feeling ma senza inutili melensaggini o facili sentimentalismi.

7. When The Time Comes – part II

Breve reprise dell’omonimo brano n. 3 dell’album, con arrangiamento di tipo orchestrale.

8. A Small Giant

E’ il brano più vivace dell’album nonché quello con la partecipazione di due musicisti oltre all’eclettico Ale: il più volte menzionato Michael Dowdle alle chitarre ed il batterista Steve Frasier.
Dedicato ad un amico che (scrive Ale nel libretto allegato al CD) “ha contribuito alla realizzazione di molti sogni”, vede la voce di Ale spingersi a mio parere un po’ al di là delle sue corde tipiche, a differenza delle altre canzoni del disco.

9. Rebellion of Malonca

Questo lungo (otto minuti) brano strumentale è ispirato al libro “El Viejo Pobre y Sablo”, scritto dallo stesso Ale con il nom de plume IL GAROFALO II.
E’ un brano complesso, composto da più parti, forte, che vede la partecipazione di due chitarristi: Michael Dowdle alla chitarra acustica e Enrique Caride alla chitarra elettrica.
Di tutti i brani strumentali dell’album, è quello che mi ha colpito meno probabilmente proprio per la sua complessità.
Lascio comunque il giudizio in sospeso riservandomi di approfondire con un ulteriore ascolto – o meglio, più ascolti.

10. Liberator

La bella voce di Jennifer Jonutz Smith impreziosisce questo brano molto gradevole, dedicato agli oppressi del pianeta che anelano alla libertà loro negata.
Ciò che più apprezzo di questa cantante è il fatto di risultare sempre naturale nel cantato, quantomeno nei brani di questo disco; merito, va da sè, dell’autore che scrivendo la musica ne ha rispettato le caratteristiche senza snaturarle.

11. Smile of Trees

Altro brano strumentale, stavolta suonato interamente da Ale, molto melodico e gentile anche se non dotato di particolare forza.
Il titolo si riferisce a come un bambino descrive una certa serie di sequoie poste in una posizione particolare che, ai suoi occhi, compongono un sorriso.
La linearità del pezzo è quindi spiegata in quanto rappresenta proprio una delle caratteristiche dei bambini, destinata purtroppo a perdersi con la crescita e i cambiamenti che la accompagnano: la semplicità, l’assenza di malizia.

12. The Flower

L’album si chiude con questo pezzo, cantato da Ale e nel quale appaiono le chitarre di Michael Dowdle, la batteria di Steve Frasier (e di Ale stesso) e la voce di accompagnamento di Jennifer Jonutz Smith.
Il fiore del titolo rappresenta metaforicamente la meta, ambita ma difficile da raggiungere, che ciascuno di noi si pone nella vita.
Anche questo brano suona carico di malinconia ma non di tristezza:

“The awaited time is not yet, but it will not take long.
All your dreams and desires will soon real become.”

Molto bello l’assolo di chitarra elettrica di Michael Dowdle che chiude il brano. Per eleganza, pulizia e precisione ricorda – non casualmente – gli assoli di Ian Bairnson in tanti brani dell’Alan Parsons Project.

In conclusione, un disco sorprendente per la sua ricercatezza e complessità dei tessuti musicali, senza tuttavia risultare mai pomposo né eccessivamente altisonante: errore, questo, in cui è facile cadere in un’opera d’esordio, anche se maturata lungo diversi anni di esperienze personali e musicali.
L’unico appunto che potrei, forse, muovergli è l’assenza di un brano “forte”, trascinante, maggiormente commerciale: ma l’intento di Ale nello scrivere ed incidere The Giant Trees non era certo quello di puntare alle vendite, bensì di creare qualcosa che fosse completamente suo.
L’album è dunque una piccola gemma in un panorama musicale appiattito sulla commercialità del prodotto ed il continuo rifacimento di ciò che è già stato fatto.
Un disco da ascoltare in cuffia, ad occhi chiusi e con un bicchiere di buon whisky o cognac tra le mani.
Oppure da mettere in sottofondo mentre si lavora, o studia, o si fa qualcos’altro perché la buona musica arriva sempre a toccarci ed ispirarci.

Music was my first love and it will be my last.
Music of the future and music of the past.
To live without my music would be impossible to do.
In this world of troubles my music pulls me through.
(John Miles: “Music was my first Love”)

Il sito di Ale Garofalo è: www.alegarofalomusic.com

Il CD può essere acquistato ordinandolo direttamente ad Ale, dal sito cdbaby o in formato digitale dal sito di Amazon

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Paolo Della Bianca

Sono nato a Milano nel 1965, vivo a Vigevano (PV), sono web designer freelance e ho creato questo blog per scrivere ... di tutto un po'.

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