Il Blog di Paolo Della Bianca

Qualche considerazione sul calcio

Mi accosto all’argomento calcio con qualche apprensione. E’ molto difficile parlarne senza incappare nelle esagerazioni tipiche dei tifosi, quelli che proprio non riescono a discuterne rinunciando alla cartina tornasole del proprio tifo che tutto testa e filtra acriticamente (avrei potuto scrivere più facilmente a proposito di “fette di salame sugli occhi” ma a volte amo essere complicato).

Invece la mia intenzione è di esporre alcune mie considerazioni che prescindono del tutto dal tifo per una o l’altra squadra; quantomeno ci proverò.

Per cominciare, sono cresciuto come la maggior parte degli individui della mia età a pane e pallone.
Trascorrevo i pomeriggi nel giardino sotto casa con gli amici a giocare: alberi e cespugli fungevano da pali della porta, erba non ce n’era, bambini della mia età tanti perché eravamo della generazione del baby-boom.
Di pedofili non si parlava, ovviamente la mamma ogni tanto dava un’occhiata dalla finestra del salotto per controllare che tutto fosse a posto ma mandare i propri figli ai giardini da soli a giocare era cosa normale.

Non avrei potuto concepire modo migliore per passare il tempo libero.

La domenica era trascorsa seguendo le partite, il lunedì a parlarne con i compagni di scuola.
Chi teneva il Milan come me, chi l’Inter o la Juventus, c’era comunque rispetto per l’avversario e quando i giocatori dell’una o dell’altra squadra vestivano la maglia azzurra della nazionale il tifo era unificato.

Da milanista, ho sofferto gli anni cupi della serie B poi le gioie dei trionfi della fine anni ’80, ’90 e del nuovo millennio.
Ho trascorso pomeriggi e serate allo stadio a gridare, cantare, qualche volta imprecare.

Insomma, senza esasperazioni, ma l’ho vissuta per un bel po’.

Poi …

Negli ultimi anni, il giocattolo si è per me rotto in modo irreparabile.

Si sono succeduti una serie di scandali di doping e scommesse, molti passati sotto quasi totale silenzio; c’è stata Calciopoli che è stata uno “scandalo nello scandalo”; ci sono state società precedentemente definite “simpatiche” che si è scoperto si finanziavano in modo sporco; alcune sono state fatte sparire, altre sono state graziate per motivi non sempre chiari né, quando dichiarati, condivisibili.

La figura del calciatore si è trasformata in un miscuglio di “celebrità-superuomo-puttaniere” quasi insopportabile.

Giocatori che giurano fedeltà eterna ad una maglia e l’anno dopo chiedono ed ottengono il trasferimento per una milionata di euro in più, ripetendo il giuramento senza vergognarsi, poi fanno parlare di sé più per il numero di veline/letterine/ecc. con cui si accoppiano che per le loro prestazioni sportive, salvo proclamare a ripetizione di essere professionisti – dimenticandosene immancabilmente una volta firmato il contratto.

Giocatori con contratti da 8-10 milioni di euro netti all’anno che sono insofferenti ad entrare in campo e si dichiarano tristi della loro condizione, o che si scocciano se vengono criticati anche se hanno giocato malissimo.

Trasmissioni televisive un giorno sì e l’altro pure, con giornalisti-ultras faziosi ed ex-calciatori (molti dei quali mediocri, quando non scarsi, quando giocavano) nominati opinionisti a sputare sentenze sui loro colleghi.

La Nazionale contaminata dalle polemiche di tutto un campionato, sempre meno affascinante e oramai priva della capacità di unificare gli appassionati.

Insomma, a me questo calcio non piace più.

Per qualcuno è e resta una fede, io mi chiamo fuori.

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Chi sono
Paolo Della Bianca

Sono nato a Milano nel 1965, vivo a Vigevano (PV), sono web designer freelance e ho creato questo blog per scrivere ... di tutto un po'.

Eviterò solo la politica perché, data la situazione, è impossibile discuterne senza scadere nella polemica e magari nell'insulto ...

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