Il Blog di Paolo Della Bianca

Escursione alla Galleria Goiginger

Una delle zone più affascinanti delle Dolomiti Bellunesi è, nella mia esperienza, quella del Passo Falzarego e Valparola.

Da un punto di vista naturalistico, non c’è sicuramente bisogno di spiegare il perché: è sufficiente guardarsi intorno ed ammirare lo straordinario paesaggio.

Un altro fattore è quello storico dato che queste montagne furono teatro di primo piano nelle vicende della cosiddetta Guerra Bianca, vale a dire la I Guerra Mondiale combattuta da Italiani e Austriaci in montagna.

Piantina della Galleria Goiginger (tratta da: Walter Schaumann, La Grande Guerra 1915/18. Storia e itinerari nelle località della Guerra: Dolomiti Occidentali. Ghedina&Tassotti Editori)

Piantina della Galleria Goiginger (tratta da: Walter Schaumann, La Grande Guerra 1915/18. Storia e itinerari nelle località della Guerra: Dolomiti Occidentali. Ghedina&Tassotti Editori)

Ancora oggi vi sono resti e tracce di quel periodo un po’ ovunque costituiti da trincee, baraccamenti, reticolati ed anche più semplicemente cocci di bottiglia e scatolette arrugginite che, a distanza di quasi un secolo, costituiscono memoria di un periodo tragico per chi visse e combattè per lunghi periodi in zone inospitali alla mercè del nemico e, forse più ancora, degli agenti atmosferici.

In questa zona, alcuni di tali reperti sono stati sottoposti a ristrutturazione in seguito all’applicazione di una legge del 2000 concernente le norme per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale e dei siti legati alla prima guerra mondiale.

E’ stata così creata una sorta di museo storico all’aperto sul Lagazuoi, nei pressi del rifugio omonimo, ed in Valparola con la sistemazione ed apertura del museo nel Forte Tre Sassi, di trincee e baracche sotto il Sasso di Stria e della postazione Vonbank.

Personalmente, ho da subito avuto un’opinione piuttosto discordante su questo tipo di interventi.
Da un lato, servono a ripristinare e mantenere reperti che, per quanto solidamente realizzati, sono in buona parte stati cancellati dalla natura e sarebbero destinati a sparire del tutto; inoltre, possono contribuire ad aumentare la conoscenza di fatti bellici viceversa sepolti nei libri di storia specializzati.
Dall’altro lato, però, si tratta di interventi che giungono alla vera e propria ricostruzione sicché non si può parlare più di reperti storici veri e propri.

A parte questo discorso, c’è in zona un itinerario molto affascinante e non toccato da alcun intervento di ristrutturazione – per fortuna. Si tratta della galleria Goiginger, costruita dagli austriaci nel 1916 per collegare la Valparola alla postazione sotto l’anticima del Sasso di Stria e consentire i rifornimenti evitando il fuoco dell’artiglieria italiana e dei fucilieri appostati sulla Cengia Martini, sotto il Piccolo Lagazuoi.

(Segue con la galleria fotografica dopo il salto pagina)

La galleria è lunga circa 500 metri e prende il nome dal generale Ludwig Goiginger, comandante della Divisione Pusteria dell’esercito austriaco.

Va notato che il progetto prevedeva la costruzione di un’altra galleria che avrebbe collegato quella preesistente con il Passo Valparola, per maggiore protezione; non fu mai realizzata per la cessazione delle attività belliche.

La galleria Goiginger era attrezzata con un gruppo elettrogeno, vasche refrigerate per l’acqua, cucina, alloggio ufficiali, baracche, postazione riflettori e naturalmente armamenti: mitragliatrice, un cannone “Moritz” da 80 mm, un cannone “Max” da 80 mm e postazioni per i fucilieri.

Questa galleria è visitabile ancora oggi in sicurezza, a patto di attrezzarsi adeguatamente – e di non soffrire di claustrofobia. E’ pur vero, infatti, che si può stare in piedi e non si è mai costretti ad andare a carponi o peggio ancora a strisciare, inoltre ci sono diverse aperture sul fianco della montagna che servivano per l’osservazione ed il fuoco sul nemico; ma ci sono tratti completamente bui che possono provocare disagio.

E’ quindi necessario munirsi di torcia elettrica (meglio due, onde evitare di trovarsi al buio a metà percorso se le batterie decidono di scaricarsi!), caschetto da speleologia o da roccia (soprattutto per chi sia di statura superiore alla media e rischi dunque testate dolorose contro la roccia), pantaloni lunghi ed un maglione perché per quanto sole ci sia all’esterno, dentro fa comunque freddo.

Per raggiungere la galleria bisogna seguire la strada che dal Passo Falzarego porta verso la Valparola fino a trovare un grosso masso sul ciglio della strada stessa, scendere nel fondovalle e percorrere un sentiero (camminamento militare) che risale la dorsale del Sasso di Stria partendo dalla parete scuola di roccia. Non ci sono segnavia tuttavia il sentiero, pur passando tra i sassi, è abbastanza evidente in quanto usato dai rocciatori per raggiungere la parete sotto il Sasso di Stria.

In questa parte del percorso, e soprattutto nell’ultima (vale a dire la discesa una volta usciti dalla galleria) io trovo molto utili le bacchette da passeggiata.

La salita richiede circa 30′ e non presenta difficoltà particolari, anche se è piuttosto faticosa per via del dislivello.

Si giunge così alla postazione Goiginger con trincee e caverne. Da qui si gode di un panorama splendido, con vista sul Col di Lana, Sief e soprattutto Marmolada. E’ anche possibile avvistare qualche camoscio anche se, essendo animali molto discreti, è più probabile che avendo avvertito la nostra presenza si siano già ritirati in qualche punto non visibile del loro areale.

Per raggiungere l’ingresso della galleria bisogna in realtà tornare indietro sul sentiero per qualche metro e imboccare la deviazione a sinistra che porta al fianco della montagna (neppure questa è segnata ma percorrendo il sentiero in questo senso è facile notarla, a differenza dell’andata).

L’imbocco della galleria è relativamente angusto, a differenza del prosieguo; bisogna dirigersi a destra perché nell’altra direzione la galleria è franata e non risulta quindi percorribile.

Comincia così l’esplorazione, che in genere dura una trentina di minuti e che ci conduce in un ambiente letteralmente al di fuori dal mondo. Qui sotto pubblico una serie di scatti fotografici; tenete conto che è stato ovviamente usato il flash per cui gli ambienti che appaiono illuminati erano, nella realtà, completamente bui o quasi.

Verso la fine della galleria un paio di ramificazioni ci portano in locali allagati, occorre dunque procedere fino all’uscita verso la Valparola per poi ridiscendere al fondovalle lungo un camminamento breve ma piuttosto irto e franoso (da qui il consiglio di avere con sé le bacchette).

Anche se l’escursione in sé non è particolarmente faticosa, ci si può a questo punto spingere fino al Rifugio Valparola per una sosta ritemprante oppure tornare al Passo Falzarego con i suoi bar e negozietti affollati di ricordini più o meno tipici. Qui si possono anche trovare diversi libri sull’argomento della guerra nelle zone di montagna: un’occasione per approfondire la conoscenza di eventi storici considerati secondari nel contesto complessivo ma che hanno profondamente segnato queste zone ed i suoi abitanti.

Bibliografia: Walter Schaumann, La Grande Guerra 1915/18. Storia e itinerari nelle località della Guerra: Dolomiti Occidentali. Ghedina&Tassotti Editori

Galleria fotografica

5 risposte a Escursione alla Galleria Goiginger

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    Fatta oggi noi dopo averla cercata per un giorno ieri sera per caso abbiamo visto l’impressione siamo entrati dalla Val parola e poi una volta usciti sulla selleria abbiamo girovagare ma non capivano il sentiero e quindi siamo rientrati e rifatta al contrario

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    Buon giorno.
    Lascio un grato ringraziamento, perché dopo più di un tentativo vano di accedere alla galleria Goiginger, l’indicazione “Per raggiungere l’ingresso della galleria bisogna in realtà tornare indietro …” è stata determinante!
    Non capisco la mancanza di indicazioni, tuttavia quest’anno, sotto il grosso masso sulla statale, c’era una scritta di vernice.
    BA – Luglio 2018

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    Ho avuto modo di visitare il sasso di stria quasi casualmente e con mia figlia ne siamo rimasti entusiasti e ci ritorneremo con le torce!

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Chi sono
Paolo Della Bianca

Sono nato a Milano nel 1965, vivo a Vigevano (PV), sono web designer freelance e ho creato questo blog per scrivere ... di tutto un po'.

Eviterò solo la politica perché, data la situazione, è impossibile discuterne senza scadere nella polemica e magari nell'insulto ...

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